Beni confiscati: nota del Gruppo di lavoro su ANBSC
Commento del “Gruppo di lavoro permanente sul tema dei beni confiscati alle mafie” sulla Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie su “analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati”«RIVEDERE I MECCANISMI DELL’AGENZIA NAZIONALE BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI (ANBSC)«RIVEDERE I MECCANISMI DELL’AGENZIA NAZIONALE BENI SEQUESTRATI E CONFISCATI (ANBSC)
Commento del “Gruppo di lavoro permanente sul tema dei beni confiscati alle mafie” sulla «Le proposte della Commissione per una più efficace gestione dei beni e delle aziende si rivelano senz’altro utili a superare le criticità esaminate nel corso dei suoi lavori – -, tuttavia, presentano un limite che è di sistema, quindi “politico”. Si muovono, infatti, dentro l’attuale sistema di governance, che vede l’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) svolgere un ruolo fondamentale». «le azioni attraverso le quali essa opera, pure con le innovazioni indicate nella Relazione, le competenze che mette in campo, ne fanno un soggetto non completamente adeguato a svolgere la missione che la Legge le assegna. Al punto che la stessa Commissione avverte l’esigenza di predisporre un vademecum, allegato alla Relazione, per aiutare i Comuni a orientarsi nei complessi procedimenti di destinazione e di assegnazione dei beni».«Se il bene confiscato, attraverso la sua restituzione alla comunità di appartenenza, è infatti una concreta opportunità di sviluppo economico e sociale per quella comunità – –, il soggetto da cui tutte le azioni di valorizzazione del bene traggono origine non può limitarsi ad operare “replicando” le azioni di un altro soggetto, l’Agenzia del Demanio, che per di più ha un diverso e più articolato radicamento territoriale. Né è sufficiente, come la stessa Relazione suggerisce, riformare la governance dell’ANBSC mediante la selezione del direttore generale anche tra i magistrati con esperienze nel campo dei sequestri e delle confische. Anche così si continua a concepire l’ANBSC come un soggetto meramente amministrativo, qualità confermata dal fatto che è un ente vigilato dal Ministro dell’Interno». «Questo sistema, come la stessa Fondazione Con il sud rilevava nel 2016 in occasione della presentazione di una sua organica proposta di riforma – –, non riesce a reggere adeguatamente. Non basta difenderlo, occorre invece un’operazione culturale, civile e politica che rilanci in avanti il tema in una nuova e migliore integrazione tra legalità, coesione sociale e sviluppo«Soltanto un vero Ente pubblico economico, per struttura e competenze, sarebbe in grado di orientare l’amministrazione dei beni verso prospettive di sviluppo economico e sociale dei territori. Un soggetto che opererebbe come un vero Agente di sviluppo. Sommando alle competenze giuridiche quelle economico-sociali, finalmente un tale Soggetto potrebbe assicurare ai territori il supporto tecnico, tante volte richiamato nella Relazione, necessario per un efficace utilizzo dei beni».Scarica la Nota integrale >>




